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Basta pagare, che ce vo’

25 luglio 2007

Come promesso, vado contro una delle regole principali del giornalismo (cane non mangia cane) e racconto una vicenda accadutami in questi giorni. La scorsa settimana vengo contattato da Euro Company, concessionaria dei servizi speciali (una delle?) del settimanale Il Mondo, edito da Rcs. La signora (di cui non ricordo il nome) dall’altra parte del telefono mi parla della possibilità di un servizio nello speciale Uomini e Business di gennaio, incentrato sulle piccole e medie imprese nel campo della comunicazione. Rispondo che vorrei capire in che modo Galileo potrebbe contribuire: un’intervista al sottoscritto con tanto di foto con sigaro, articolo scritto da noi o cos’altro. La signora di Euro Company mi risponde che il lavoro sarebbe fatto tutto da giornalisti porfessionisti che verrebbero qui da noi a intervistarci, per poi mettere giù il testo in forma di articolo o di intervista botta e risposta.

La cosa potrebbe interessarci, quindi. Fino a quando la signora mi chiede quale dimensione preferisco per l’articolo: la disponibilità va da un sesto di pagina fino a due pagine. Inizio a sentire puzza di bruciato ma faccio finta di nulla e vado avnti nella conversazione. Nella quale mi si dice che se sono interessato verrà un loro agente a fare un preventivo e a illustrare i prezzi. I prezzi? Come avevo capito mi stanno chiedendo del denaro per far uscire un articolo su Galileo. Mi fingo dunque interessato (“Ma l’articolo appare come una pubblicità?”, risposta: “Assolutamente no”) e prendo un appuntamento. La signora precisa che per ricevere l’agente devo avere potere di firma nella società: loro l’accordo lo chiudono subito dopo il colloquio.

Arriva il giorno dell’accordo. Che era oggi. Si presenta dunque a Galileo (con 20 minuti di anticipo) un signore sui 55 anni con un orribile completo grigio chiaro. Dopo essermi asciugato dal viscidume della sua stretta di mano (non era il caldo…), inizia a illustrare i numeri de Il Mondo (circa 130mila la tiratura e qualche migliaio di abbonamenti). Mi fa anche vedere come sono venuti speciali precendenti messi a punto con lo stesso metodo e mi fa notare che ormai i posti a disposizione sono rimasti pochi. Chiedo nuovamente: “Ma non è che poi mi ritrovo un’inserzione pubblicitaria anziché un articolo?”. Risposta: “L’articolo, la cui stesura definitiva deve essere approvata da lei, è ben mascherato e poi, lo sa, il 65% degli articoli su tutti i giornali è su commissione”. Lo so? Ma che so? Avrò la fortuna di collaborare per gruppi editoriali seri che mai mi hanno fatto delle pressioni, ma non credo proprio che il 65% degli articoli dei miei colleghi sia su commissione, peraltro a pagamento.

E arriviamo ai prezzi. La tabella non è molto cara anche se non chiedono proprio bruscolini: oltre 6.000 euro (con lo sconto) per una pagina con foto (gli altri formati sono proporzionali a questo prezzo). L’agente mi guarda e mi chiede: “Allora?”. Faccio finta di pensarci e dico che non siamo interessati, che un investimento simile è fuori dai nostri budget. Lui mi guarda sconsolato e rimette a posto le sue carte. Prima di salutarmi ci riprova e dice: “Guardi che non è della semplice pubblicità, la gente leggerà l’articolo e dirà: Hai visto c’è Galileo su Il Mondo!”. A Roma risponderebbero: “Me cojoni…”.

P.s.: Se il sindacato che difende tanto i nostri diritti si occupasse anche di queste vicende che ledono la nostra dignità non sarebbe mica male.

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6 commenti leave one →
  1. anonimo italiano permalink
    2 agosto 2007 1:01 pm

    Maddai!
    Ma con che faccia vengono a chiedere queste cose?
    Orribile!

  2. Anonymous permalink
    2 agosto 2007 1:34 pm

    Purtroppo lavorando in un’agenzia di PR non mi sono sorpreso troppo leggendo il tuo post. Non so se le percentuali che sventolava il commerciale del Mondo siano reali, però per quanto ho avuto modo di vedere in questi 5 anni di ufficio stampa sono davvero molte le case editrici che propongono questo tipo di “iniziativa”. Io peralo per il settore IT, ma ho l’impressione che siano molti i settori interessati da questa brutta pratica…

  3. boh/Orientalia4All permalink
    2 agosto 2007 4:28 pm

    Scusa il copia-incolla dal Gilioli.

    Io credevo che succedesse solo con i libri — giornalisti regolarmente pagati dai giornali che per scrivere delle recensioni si fanno pagare anche dalle case editrici, e case editrici che a loro volta pagano un tot di recensioni pubblicando un libro ai giornalisti che le scrivono.
    Invece, evidentemente, succede un po’ con tutti i prodotti…

    E poi quando ci chiedono un illuminato parere i giornalisti TV non ci pagano! (e a me Riotta ancora non ha risposto)

    beh, insomma, se tu sei giornalista lo dovresti sapere..:)

  4. vic permalink
    3 agosto 2007 3:32 pm

    Riporto anche qua un commento che ho lasciato da Antonio Dini.
    Leggendo il racconto, e avendo sfogliato abbastanza di frequente il Mondo, credo ci sia un equivoco di fondo: quello che i tizi vendono sono probabilmente spazi in quegli insertoni “pubbliredazionali” palesemente pubbliredazionali, che presentano una successione stile schedario di azienducole pizza e fichi, tutte con intervista e foto dell’a.d. o – se lui è impresentabile – della segretaria bonazza promossa seduta stante responsabile relazioni esterne.

    Prendere quelle pubblicità redazionali per articoli veri è impossibile: l’unica cosa grave è la malafede del commerciale che dice il contrario.

  5. Kinemazone permalink
    7 agosto 2007 10:26 am

    Mamma mia…non si finisce mai di imparare.

    Ciao

  6. Alebegoli permalink
    14 agosto 2007 9:03 am

    Ehi, benvenuti nel mondo reale!

    Io di proposte del genere ne ricevo una decina all’anno: articoli sulla mia azienda (un’agenzia di web-design) variamente mascherati ora nello speciale ICT, ora nello speciale-emilia-romagna, ora qui, ora là, sempre con garanzia di vaste tirature e “giornalisti-professionisti” che verranno a intervistarmi.

    Apprezzo che ci siano iscritti all’Ordine che se ne scandalizzano, ma non sono molto fiduciosa sul fatto che questo genere di marchette diminuirà nel tempo.

    Io declino sempre l’offerta, soprattutto perché, come immagino voi, quando leggo so dove stanno gli articoli veri e dove stanno invece gli articoli-marchetta.

    Si vede che però il mercato abbonda di gente che non conosce la differenza..

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