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I blogger e i caucasici

23 aprile 2008

Parto da questo post di Mantellini, per scrivere qualcosa su cui rimugino da tempo. Chi è un blogger? La prima risposta che viene in mente è scontata (per non dire banale): colui o colei che ha un blog. Ma è una definizione che vuole dire tutto e nulla. E’ una categoria come i caucasici, le donne, i miopi o i cantanti al cui interno la varietà è talmente ampia che è difficile fare delle generalizzazioni.

Fino a qualche anno fa si poteva sostenere che ogni persona con un diario on-line era un blogger. Oggi è ancora così? La risposta, secondo me, non è più immediata. Per spiegare meglio quello che voglio dire riporto la conclusione di un discorso di qualche ora che ho fatto giorni fa con un mio amico. Il tema era simile: quando ci si può definire scrittori? Una domanda che era nata perché il sottoscritto sta per pubblicare il suo primo libro. Sono uno scrittore? Io penso di no. Come non sono un calciatore perché gioco a calcio, un tennista perché ogni tanto prendo in mano una racchetta o uno chef perché stasera ho cucinato un piatto di pasta. La conclusione del discorso con il mio amico era quindi che uno scrittore è tale solo quando scrivere libri è la sua attività principale, quella che gli dà da mangiare.

E’ possibile fare un parallelo nudo e crudo con i blogger? Probabilmente no, anche se diversi blogger di successo guadagnano denaro (più che altro indirettamente) grazie ai loro blog.

Ora: non voglio dare etichette (il blogger è solo colui che ci guadagna…), ma è evidente che la parola blogger non ha più il significato che aveva qualche anno fa. Non solo: probabilmente non ce l’ha più. A darglielo sono solo alcune aziende che tentano di sfruttare la popolarità di alcuni blogger per diffondere i loro messaggi (molto spesso non riuscendoci), invitandoli a pseudoconferenze stampa riservate.

Ciò che voglio dire è che probabilmente la categoria dei blogger avrebbe senso solo se fosse una professione. Ma per fortuna non è così.

Tutto questo ragionamento c’entra anche con le polemiche nate attorno all’iniziativa di Marco Montemagno di invitare 30 blogger che stima a un incontro con Al Gore, in Italia per la nascita di Current TV nel nostro paese (ognuno dei blogger ha la possibilità di invitare 20 persone). Molti si sono risentiti del “criterio mainstream” dell’invito. La verità è che Marco ha invitato le persone che gli piacciono che hanno un blog. Cosa c’è di male? Secondo me nulla.

Ed è normale che sia così: conta più la persona che il “blogger”. Io per esempio leggo Mantellini perché mi interessano molte delle cose che dice, e non perché è un blogger e nemmeno perché ha un blog. Probabilmente se avesse un sito personale vecchia maniera lo leggerei ugualmente, anche se sono consapevole che il blog è molto meglio. Un altro esempio: immagino (anche se non ne abbiamo mai parlato) che De Biase faccia scrivere su Nòva diversi blogger non perché hanno un diario on-line ma perché hanno delle idee interessanti.

Insomma: ha ancora senso la definizione di blogger? Per me, no.

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