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Un paradiso di nome Güssing

10 marzo 2009

Su Nova della scorsa settimana.

In Austria c’è un paradiso ecologico a un chilometro dal confine ungherese. Qui il petrolio mediorientale o il gas russo sono solo un ricordo. Siamo a Güssing, una località di quattromila anime che da qualche anno non sanno più cosa siano le fonti energetiche fossili. Oggi, infatti, tutto il fabbisogno energetico (termico, elettrico e per le auto) è soddisfatto dalle fonti rinnovabili. Solare e biogas dal legno, soprattutto. “E’ quello che abbiamo ed è sufficiente”, racconta Reinhard Koch, l’ingegnere di 47 anni che agli inizi degli anni Novanta ha rivoluzionato per sempre la (qualità della) vita degli abitanti di Güssing.

Una rivoluzione che ha portato benefici non solo ambientali ma anche economici. Oggi, infatti, con l’autoapprovvigionamento nei settori dell’energia termica, dei combustibili e dell’elettricità il comune – che gestisce gli impianti che producono l’energia pulita – riesce a mettere nelle proprie casse 13 milioni di euro. Un dato lontano anni luce da quello di circa 20 anni fa quando l’amministrazione comunale spendeva ogni anno 36 milioni di euro per fornire energia ai suoi abitanti, agli edifici pubblici e alle aziende.

Per capire come è stata portata avanti questa rivoluzione bisogna tornare indietro di 20 anni, al 1989, quando l’allora sindaco di Güssing Herr Krammer offrì un posto da tecnico comunale a un ingegnere del luogo, un ex giocatore professionista di basket. Quell’uomo era proprio Koch: “Il comune si trova in una delle regioni (Burgenland) meno sviluppate dell’Austria e volevamo fare qualcosa per risollevare le nostre sorti”, racconta Koch dall’alto dei suoi oltre due metri: “La situazione non era delle migliori e i giovani se ne andavano all’estero o, quando andava bene, facevano i pendolari con Vienna (a un paio di ore di macchina, ndr.)”.

Da qui l’idea di puntare sulle rinnovabili. Il Sole e il legno sono infatti cose che non mancano nel Burgenland. E così nel 1991 Koch, su mandato dell’amministrazione comunale, dà vita al Centro Europeo per le Energie Rinnovabili (Eee), un istituto con il patrocinio dell’Unione Europea il cui progetto all’inizio puntava solo allo studio di forme di risparmio energetico (ottimizzazione dell’illuminazione stradale, isolamento termico degli edifici pubblici e così via).

Nel 1996 arriva però il salto di qualità: viene inaugurato una centrale a biomassa (dagli scarti dell’industria del legno) e tutti gli edifici pubblici, le abitazioni private e le aziende vengono collegate alla rete di teleriscaldamento. Nello stesso anno l’Eee si trasforma in un network e le sue competenze – che si allargano alle rinnovabili – si “sciolgono” nei numerosi impianti che nascono negli anni a seguire. Strutture realizzate sia all’interno del centro urbano che nell’area periferica di Güssing: centrali elettriche a biomasse, impianti di biogas o fotovoltaici (circa 700 metri quadrati di celle solari installati).

Oggi tutte queste centrali assicurano al comune austriaco l’autarchia energetica. Ma non solo. “Siamo riusciti ad attirare sul posto numerose aziende grazie a condizioni di fornitura energetica favorevoli. Qualche esempio? Due grandi produttori di parquet o la prima fabbrica fotovoltaica dell’Austria”, dice Koch. In tutto le “nuove” aziende sono più di 50 e hanno creato un migliaio di posti di lavoro.

Anche l’ambiente ha ovviamente beneficiato del lavoro dell’Eee. Le emissioni di anidride carbonica, per esempio, sono passate dalle 35mila tonnellate del 1995 alle 5.000 del 2007. Il tutto con grande soddisfazione della cittadinanza che ha visto ridursi anche la bolletta: oggi una famiglia spende in media 3.600 l’anno per il suo intero fabbisogno energetico (elettricità, riscaldamento e carburante per l’auto).

Il progetto dell’Eee non è comunque terminato. E si muove su quattro filoni. Il primo è quello di portare i benefici del “modello Güssing” a tutta la regione del Burgenland. “Al momento “solo” il 60% del fabbisogno elettrico è soddisfatto dalle rinnovabili: l’obiettivo è di arrivare al 100% dell’intero fabbisogno (non solo elettrico) entro il 2015”, spiega Koch.

Nel frattempo l’Eee continuerà a lavorare anche nel settore della ricerca, avvalendosi della collaborazione di enti e laboratori austriaci e internazionali. Gli studi si concentreranno, in particolare, sulla produzione di gas sintetici e carburanti liquidi ricavati dalle biomasse. Per questo è stata avviata una coltivazione nel Sahara di Jatropha curcas, una pianta velenosa utile per realizzare biodiesel: “Non ci interessano i carburanti che provengono dalle piante commestibili come i biodiesel di prima generazione”, dice Koch. Il terzo filone ha a che vedere con la divulgazione del “modello Güssing”. Nel 2005 è stato infatti istituito il consorzio ökoEnergieland che comprende lo Eee, dieci amministrazioni comunali e l’associazione di categoria di comparto del legno. Il suo obiettivo è quello di trasmettere conoscenza in materia di energie rinnovabili ai visitatori e ai turisti di Güssing.

Infine, bisogna pensare ai giovani. E Koch lo sta facendo. Il liceo di Güssing al suo interno ha una “scuola solare” dove gli studenti possono prendere confidenza con le celle fotovoltaiche. “Sa, dal dopoguerra in poi i giovani non hanno fatto che emigrare dal Burgenland, soprattutto negli Usa”, conclude Koch: “Tanto che una delle battute più note da queste parti dice che Chicago è la città più popolosa della nostra regione. Per fortuna, grazie al “modello Güssing”, ora non è più così”.

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One Comment leave one →
  1. THE VEZ permalink
    8 marzo 2010 9:24 am

    L’ing. R. Koch è un modello da seguire, io personalmente sono rimasto esterefatto dal suo progetto, sto seguendo con curiosità ed impegno il suo operato. Ognuno di noi dovrebbe pensare come l’ingegnere Koch e, non dico tutti i problemi del mondo, ma una parte molto estesa di questi verrebbero risolti.
    Tutti ci sentiamo soffocare ma nessuno di noi spegne il motore delle propria autovettura, la luce o la caldaia a gas.
    Bravissimo e Grandissimoo Koch.

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